Guida AI Act

Chatbot, contenuti generati e deepfake:
gli obblighi di trasparenza

Dal 2 agosto 2026 chi parla con un chatbot deve sapere che sta parlando con un'intelligenza artificiale, i deepfake vanno dichiarati e i testi generati con l'AI e pubblicati su temi di interesse pubblico vanno segnalati, salvo revisione umana. Sono gli obblighi dell'articolo 50 dell'AI Act e il Digital Omnibus non li ha rinviati.

Riguardano quasi tutte le aziende che hanno un assistente virtuale sul sito, in app o al telefono, e chi produce contenuti con l'AI.

Di Cesare D'Adamo//3 minuti di lettura

Le quattro regole dell'articolo 50

SituazioneObbligoChi deve farlo
Sistema che parla con le persone (chatbot, assistente vocale)Le persone devono sapere che interagiscono con un'AI, salvo che sia evidenteIl fornitore lo progetta così; tu verifichi che l'avviso ci sia davvero
Contenuti sintetici: testo, immagini, audio, videoMarcatura leggibile dalle macchineIl fornitore del sistema generativo (proroga al 2 dicembre 2026 per i sistemi già sul mercato)
Riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometricaInformare le persone esposteChi usa il sistema (sul lavoro e a scuola il riconoscimento delle emozioni è vietato)
Deepfake e testi su temi di interesse pubblicoDichiarare che il contenuto è generato o manipolato; per i testi non serve se c'è revisione umana e responsabilità editorialeChi pubblica

Cosa fare sul tuo sito

  1. 01Mostra un avviso all'apertura della chat, per esempio: "Stai parlando con un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale".
  2. 02Verifica nel contratto con il fornitore come gestisce trasparenza e dati.
  3. 03Aggiorna l'informativa privacy: cosa raccoglie il chatbot, dove finiscono i dati, per quanto tempo.
  4. 04Come buona pratica, offri un modo semplice per parlare con una persona.
  5. 05Tieni traccia di cosa hai fatto e quando: è la prova da mostrare in caso di controllo.

Marketing e contenuti generati

Un'immagine creata con l'AI per una campagna non è automaticamente un deepfake. Lo diventa quando mostra persone, oggetti, luoghi o eventi reali in modo da sembrare autentica e potrebbe trarre in inganno. In quel caso va dichiarata. Per le opere chiaramente artistiche, satiriche o di finzione l'obbligo è più leggero e non deve rovinare la fruizione dell'opera.

Per i testi l'obbligo riguarda quelli pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. Se un testo passa da una revisione umana e qualcuno ne ha la responsabilità editoriale, non serve l'etichetta.

In Italia: il reato di deepfake

La legge 132/2025 ha introdotto l'articolo 612-quater del codice penale: diffondere senza consenso immagini, video o voci generati o alterati con l'AI, idonei a ingannare e che causano un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

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Domande frequenti

Devo scrivere che i testi del mio blog sono scritti con l'AI?

Per l'AI Act no, se i testi passano da una revisione umana con responsabilità editoriale. L'obbligo riguarda i testi su temi di interesse pubblico pubblicati senza questo controllo. I professionisti hanno però un obbligo separato verso i clienti (legge 132/2025, articolo 13).

Il chatbot l'ha installato un fornitore: la responsabilità è sua?

Il fornitore deve progettare il sistema in modo che le persone sappiano di parlare con un'AI. Tu però lo usi sul tuo sito: verifica che l'avviso sia visibile e che il contratto copra trasparenza e dati.

Cosa si rischia se manca l'avviso?

Le violazioni degli obblighi di trasparenza rientrano nella fascia fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale. Per le PMI vale l'importo più basso tra i due.

Cesare D'Adamo
Chi ha scritto questa guida

Cesare D'Adamo

Consulente di prodotto e intelligenza artificiale

Oltre 15 anni tra prodotto, growth e AI, più di 20 prodotti basati su AI costruiti e team dirigenziali formati sulla conformità all'AI Act. Lavora da Berlino con aziende in Italia e in Europa, in italiano e in inglese.

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