Guida AI Act

AI Act:
cosa devono fare le aziende italiane

Se la tua azienda usa strumenti di intelligenza artificiale, l'AI Act ti riguarda già oggi: dal 2 febbraio 2025 alcune pratiche sono vietate, dal 2 agosto 2026 valgono gli obblighi di trasparenza (per esempio sui chatbot) e dal 2 dicembre 2027 scattano quelli per i sistemi ad alto rischio.

In Italia il regolamento europeo è affiancato dalla legge 132/2025 e dal decreto legislativo 179/2026, che aggiungono regole su lavoro e professioni. Questa guida spiega cosa vale per chi usa l'AI, cosa per chi la sviluppa e da dove partire.

Di Cesare D'Adamo//4 minuti di lettura

Fornitore o utilizzatore: in quale ruolo sei

L'AI Act distingue due ruoli principali. Il fornitore sviluppa un sistema di AI, o lo fa sviluppare, e lo mette sul mercato con il proprio nome. L'utilizzatore (nel testo inglese "deployer") usa un sistema di AI sotto la propria autorità per la sua attività professionale.

La maggior parte delle PMI italiane è utilizzatore: usa ChatGPT o Copilot in ufficio, un chatbot sul sito, un software HR o di marketing con funzioni di AI. Gli obblighi più pesanti ricadono sui fornitori, ma anche chi usa ha regole precise. In alcuni casi, per esempio se metti il tuo marchio su un sistema ad alto rischio o lo modifichi in modo sostanziale, il regolamento ti tratta come fornitore.

I quattro livelli di rischio

Rischio inaccettabileVietato dal 2 febbraio 2025
Alto rischioObblighi dal 2 dicembre 2027
TrasparenzaChatbot e deepfake dal 2 agosto 2026
Rischio minimoNessun obbligo specifico
I quattro livelli di rischio dell'AI Act: più il rischio è alto, più gli obblighi sono pesanti.
LivelloEsempiDa quando
Rischio inaccettabile (vietato)Manipolazione dei comportamenti, punteggio sociale, riconoscimento delle emozioni sul lavoro e a scuola2 febbraio 2025
Alto rischioAI per selezione del personale, merito creditizio, assicurazioni vita e salute, istruzione, infrastrutture critiche2 dicembre 2027 (2 agosto 2028 per l'AI dentro prodotti regolati)
Obblighi di trasparenzaChatbot, contenuti generati, deepfake, riconoscimento delle emozioni dove consentito2 agosto 2026
Rischio minimoFiltri antispam, correttori, suggerimenti di testo, gran parte dell'uso quotidiano di ChatGPTNessun obbligo specifico, restano formazione e buone pratiche

Approfondisci: come capire se un sistema è ad alto rischio e gli obblighi per chatbot e contenuti generati.

Cosa vale già oggi

  • Pratiche vietate (articolo 5): in vigore dal 2 febbraio 2025, per chi sviluppa e per chi usa.
  • Alfabetizzazione AI del personale (articolo 4): dal 2 febbraio 2025. Dal 27 luglio 2026 chiede misure che la sostengano, senza garantire un livello preciso. Vedi la guida sulla formazione.
  • Trasparenza (articolo 50): dal 2 agosto 2026 per chatbot, deepfake e testi generati su temi di interesse pubblico.
  • Informare i lavoratori sull'uso dell'AI: articolo 11 della legge 132/2025, dal 10 ottobre 2025.
  • Decisioni sul personale prese da una persona: assunzioni, licenziamenti, provvedimenti disciplinari e valutazioni non possono basarsi solo su un algoritmo. Decreto legislativo 179/2026, dal 23 ottobre 2026.
  • Professionisti: informare il cliente sugli strumenti di AI usati nell'incarico, articolo 13 della legge 132/2025.

Cosa ha cambiato il Digital Omnibus

Il Regolamento (UE) 2026/1744, chiamato Digital Omnibus sull'AI, è in vigore dal 27 luglio 2026. Ha rinviato gli obblighi per i sistemi ad alto rischio al 2 dicembre 2027 (2 agosto 2028 per quelli integrati in prodotti regolati), ha riscritto l'articolo 4 sulla formazione e ha esteso alcune agevolazioni delle PMI alle piccole imprese a media capitalizzazione.

Tutte le date sono nel calendario aggiornato delle scadenze.

Da dove partire: cinque passi

  1. 01Fai l'inventario degli strumenti di AI usati in azienda, compresi quelli che i dipendenti usano per conto loro.
  2. 02Classifica ogni uso per livello di rischio e chiarisci se sei fornitore o utilizzatore.
  3. 03Sistema subito trasparenza e informative: avviso sul chatbot, contenuti generati, informativa ai lavoratori e, se sei uno studio professionale, ai clienti.
  4. 04Scrivi una policy interna sull'uso dell'AI e forma il team con un percorso proporzionato ai ruoli.
  5. 05Pianifica l'adeguamento dei sistemi ad alto rischio entro il 2 dicembre 2027.

Per capire in cinque minuti quali punti ti riguardano, usa la checklist AI Act.

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Cosa vale per la tua azienda?

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Domande frequenti

L'AI Act si applica anche alle piccole imprese?

Sì. Non esistono esenzioni per dimensione: cambiano l'importo massimo delle sanzioni, che per le PMI è sempre il più basso tra cifra fissa e percentuale del fatturato, e alcune semplificazioni.

Se in azienda usiamo solo ChatGPT, dobbiamo fare qualcosa?

Sì, ma poco. Servono misure di alfabetizzazione del personale, una policy interna e attenzione ai dati personali (GDPR). Se pubblicate deepfake o testi generati su temi di interesse pubblico senza revisione umana, scattano anche gli obblighi di trasparenza.

Chi controlla l'applicazione dell'AI Act in Italia?

Le autorità nazionali sono AgID e ACN. Per credito, investimenti e assicurazioni vigilano anche Banca d'Italia, CONSOB e IVASS. I poteri di vigilanza e sanzione sono stati definiti dal decreto legislativo 179/2026.

Il Digital Omnibus ha rinviato tutto l'AI Act?

No. Ha rinviato gli obblighi per i sistemi ad alto rischio. Divieti, formazione del personale e trasparenza restano in vigore con le loro date.

Cesare D'Adamo
Chi ha scritto questa guida

Cesare D'Adamo

Consulente di prodotto e intelligenza artificiale

Oltre 15 anni tra prodotto, growth e AI, più di 20 prodotti basati su AI costruiti e team dirigenziali formati sulla conformità all'AI Act. Lavora da Berlino con aziende in Italia e in Europa, in italiano e in inglese.

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